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La Difesa Armata - L'utilizzo sicuro ed efficace delle armi da fuoco per difesa personale, Tony Zanti, Milano, Action Group Editore, 2010, 160 pagine con foto a colori.

PREFAZIONE
di Paolo Tagini
Nel corso dell’attività professionale di giornalista del settore armiero ho partecipato a numerosi corsi di tiro. Ognuno di essi rappresenta un’occasione non solo per imparare qualcosa di nuovo, ma anche per usare le armi in modo diverso da quella che è la routine del poligono o del campo di tiro. Durante i corsi si studia e ci si diverte.
C’è da chiedersi: finito il corso di tiro, che cosa rimane? Solo dei bei ricordi, che il tempo fatalmente sbiadirà, o qualcos’altro?
Ho conosciuto Tony Zanti partecipando a uno dei suoi corsi e, a distanza ormai di anni, ricordo perfettamente che cosa mi è rimasto in testa. Tony mi ha fatto capire che difendersi con le armi è una faccenda maledettamente seria perché avviene sotto stress. Avere paura è normale, quando è in gioco la propria vita o quella di una persona cara. Difendersi quando si ha paura – e per di più usando un’arma da fuoco – può essere un problema di difficilissima risoluzione. Ho scritto può essere e non è perché, come in tutti i campi dello scibile umano, lo studio, il metodo e l’esperienza spesso forniscono delle soluzioni anche a un problema apparentemente insormontabile.
Questo libro affronta con lucidità un argomento delicato e ci fa capire chiaramente che un conto è essere appassionati di armi (o magari essere dei provetti tiratori sportivi), e che un altro conto è decidere di attrezzarsi mentalmente per affrontare nel modo migliore un’eventualità estremamente gravosa che nessuna persona normale vorrebbe mai avere di fronte. Deve essere ben chiara al lettore questa distinzione.
Una volta precisato che questo libro non è stato scritto per gli appassionati di armi in quanto tali (a costoro suggerisco caldamente l’acquisto e la lettura di Action Arms!), ma a chi crede che sia utile saperne di più per difendersi con un’arma, non resta al lettore che immergersi nelle sue pagine. Non è un argomento facile: incerti casi può dar luogo a incomprensioni o a interpretazioni non chiare. Tony Zanti ne è perfettamente consapevole e non a caso offre la massima disponibilità a mettersi in contatto con lui pubblicando non solo il suo indirizzo e-mail ma addirittura il suo numero di telefono. Insomma, un’apertura verso il pubblico che non è certamente comune e che nasce – come mi auguro abbiano capito i lettori – dall’amore per il proprio lavoro più che dalla voglia di fare business.
INTRODUZIONE
di Tony Zanti
La prima difficoltà che si ha nell’acquistare un’arma da fuoco è il raffrontarsi con i pregiudizi di coloro i quali considerano le armi da fuoco sempre e soltanto uno strumento di morte, le ritengono pericolose da maneggiare e credono che il loro mero possesso faciliti le stragi familiari. Alle suddette credenze si uniscono le voci che vogliono che i criminali abituali facciano uso delle armi rubate nelle abitazioni e che una società nella quale il possesso delle armi è proibito ai privati cittadini, sarà scevra della violenza abitualmente associata alle armi da fuoco. Niente di più errato! E i fatti lo dimostrano. Il Regno Unito, l’Australia e il Canada sono nazioni accomunate da leggi che proibiscono ai loro sudditi e cittadini il totale o quasi totale possesso delle armi da fuoco. In seguito a detto proibizionismo, le uccisioni mediante armi da fuoco sono aumentate esponenzialmente in quei Paesi, per una semplice ragione: i criminali si procuravano le armi attraverso i canali del mercato nero e le loro vittime erano nella stragrande maggioranza coloro i quali erano stati disarmati. Questa è la realtà! Altro fatto sconcertante, che lascia increduli, ma dimostra l’inettitudine delle persone che governano i Cittadini, è stata la creazione delle “Gun School Free Zones” negli Stati Uniti. Emanata nel 1990 e riconfermata nel 1996, questa Legge proibisce ai Cittadini di essere armati entro mille piedi (poco meno di 300 metri) da una qualsiasi scuola o università, pena una multa di 5.000 dollari e la condanna a 5 anni di carcere. Questa misura di prevenzione servirebbe, secondo il legislatore, a garantire che nessuno commetta una delle stragi che gli Americani sono abituati a subire, da decenni! Si dà il caso che gli stragisti, inoltre decisi a morire pur di compiere il loro nefando atto, non si spaventino troppo per una multa e una pena, che comunque non sconteranno mai. Per contrapposizione, se uno o più studenti o insegnanti, testimoni oppure vittime delle stragi, avessero avuto con sé un’arma da fuoco, avrebbero potuto difendersi e abbattere i forsennati killer. Seguendo il medesimo filone, il legislatore (parliamo di niente meno che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America!), per arginare il fenomeno terroristico, potrebbe proibire ai Cittadini di indossare cinture esplosive, pena una multa di un milione di dollari e cento anni di carcere! Il comune Cittadino, chiaramente, non si sognerebbe mai di imbottirsi di esplosivo, mentre il terrorista suicida-omicida non sarebbe per niente turbato dal pensiero della punizione che, anch’egli, non sconterà. E’ un pensiero faceto, naturalmente. La soluzione ideale sarebbe quella di dare la possibilità a tutti i Cittadini sani di mente di armarsi, non disarmarli. Che le armi, poi, siano o possano essere uno strumento di morte, è un fatto oggettivamente concreto, ma soggettivamente interpretabile. Le armi non hanno una volontà propria e non sparano da sole. E’ necessario che qualcuno tiri il grilletto. Se chi tira il grilletto è un criminale o una persona mentalmente instabile, si capisce che la colpa della violenza omicida non è da attribuire all’arma, che è semplice strumento, ma a colui il quale commette detta violenza. Piuttosto che limitare o vietare il possesso delle armi ai comuni cittadini, sarebbe più giusto e accettabile stabilire la certezza della pena. Va da sé che le armi possono anche essere usate per difendersi dai suddetti individui e chi ne è privo, oppure non sa utilizzarle efficacemente, si trasforma – rapidamente ed inesorabilmente – in vittima della violenza criminale e omicida.
Le armi da fuoco sono pericolose da maneggiare? No, se sono nelle mani di una persona opportunamente istruita al maneggio in Sicurezza. Sì, se cadono nelle mani di un bambino, una persona inesperta, instabile o male addestrata. Sembra logico che chi richiede il permesso di acquisto di un’arma, oppure una licenza di porto d’arma, debba necessariamente essere edotto sulle norme di maneggio e utilizzo dell’arma in Sicurezza. Purtroppo ciò non avviene in Italia, in quanto l’organizzazione deputata dallo Stato a rilasciare il relativo certificato di Uso e Maneggio delle Armi, il Tiro a Segno Nazionale, non riesce a svolgere detta mansione, in quanto insegna al cosiddetto “socio obbligato” a mettere un certo numero di colpi all’interno di un bersaglio irrealisticamente distante, con gli stessi presupposti del tiro al bersaglio effettuato dai tiratori sportivi. Tiro a segno e non Tiro Operativo o Difensivo! Del maneggio in Sicurezza, neanche l’ombra, se non un timido accenno a puntare l’arma sul bersaglio di carta. Naturalmente, nel Maneggio in Sicurezza delle armi da fuoco c’è di più, molto di più, in quanto molti poi portano con sé l’arma utilizzata in Poligono. C’è poi chi si rivolge alle varie specialità del Tiro Dinamico Sportivo, nella speranza di poter imparare a usare e maneggiare l’arma per scopi difensivi. Anche qui, il Tiro assume valore fondamentale: bisogna fare ottimi centri, a costo di non utilizzare convenientemente il riparo e, di conseguenza, camminare (dinamicamente?) tra un bersaglio e l’altro. Nella vita reale, stareste ben nascosti dietro un riparo se vi sparano contro e, inoltre, correreste come il vento invece che camminare. Ma non otterreste quei nitidi forellini nel centro del bersaglio! Occorre, ovviamente, separare il gioco dall’addestramento all’evento drammatico. Né migliore praticità è riscontrabile nel Personale militare e delle Forze dell’Ordine, il quale è addestrato in massa in base a concetti superati e, incredibilmente, su basi sportive invece che operative. Persone appartenenti a tutti i suddetti gruppi, nella stragrande maggioranza commettono grossolane violazioni alla Sicurezza Operativa. Prova ne sono gli innumerevoli incidenti – anche fatali – che li vedono protagonisti e vittime. Quale soluzione? E’ ipotizzabile che molti concetti e suggerimenti espressi in questo libro possano aiutare il neofito a maneggiare le armi da fuoco con la dovuta cautela e indirizzarlo verso un corso d’azione sicuro. Ciononostante, è bene dire che il Tiro Difensivo non si può imparare da un libro. In questo volume, non c’è lo spazio sufficiente per esporre tutti gli Elementi del Tiro Dinamico Operativo®, che è un Metodo di Tiro Operativo/Difensivo che ho ideato personalmente. Sono fautore del predetto Metodo, in quanto esso è più appropriato alla funzione difensiva che qualunque altro Metodo odiernamente utilizzato. Il perché è semplice, in quanto il Tiro Dinamico Operativo® si basa su tre filoni fondamentali interconnessi, che sono accennati ma virtualmente inesistenti in altri modelli di Tiro Operativo: l’Ergonomia, lo Stress e la Sicurezza. In altro volume di questa collana, detti Elementi saranno analizzati e spiegati approfonditamente.
Qui, invece, tratteremo le armi, l’equipaggiamento, le circostanze e le Tecniche inerenti la Difesa della persona, offrendo consigli sulla scelta del tipo di arma più indicata (scelta che ultimamente è soggettiva e talora motivata da preferenze di carattere estetico, piuttosto che funzionale), non tralasciando le considerazioni relative allo stato d’animo di chi si imbatte in una pericolosa minaccia e le Leggi che regolamentano le armi. E altro ancora. Aggiungo che alcune informazioni qui esposte sono difficilmente reperibili altrove.
E’ d’uopo l’esortazione al lettore di approfondire la vasta e intrigante materia riguardante le armi da fuoco e il loro utilizzo a scopi difensivi, augurandogli che detta conoscenza non debba mai servire.
RECENSIONE
di Davide Monorchio
Dopo mesi di attesa il nuovo testo di Tony Zanti è finalmente disponibile. L'argomento è condensato nel titolo: come ci si difende efficacemente, in modo sicuro e (aggiungo io) legalmente con le armi da fuoco?
Oggi giorno troppe persone pensano che le pratiche sportive possano in qualche modo prepararle sotto il profilo psicologico e fisico ad uno scontro a fuoco. Così non è, ed è ampiamente dimostrato nel testo che le alterazioni psico-fisiologiche dovute all'insorgere dell'adrenalina modificano i parametri di spazio e di tempo (avete capito bene, cambia la percezione dello spazio e del tempo sotto stress).
Tuttavia questo rimane un testo divulgativo, una sorta di antipasto, infine potremmo dire un invito ad approfondire l'argomento che certamente non può né essere appreso, né insegnato in circa 160 pagine, comunque scritte bene con uno stile narrativo che tradisce la cultura dell'Autore, di chiara provenienza statunitense. Uno stile, infatti, che potremmo definire asciutto, pragmatico e concreto come la materia che tratta. Il lettore apprezzerà la saggezza dei consigli di Zanti, il quale vede l'uso dell'arma da fuoco come "extrema ratio" da parte del cittadino, consigliando piuttosto prudenza e il rispetto delle leggi. Purtroppo a volte, in Italia, si possono avere guai giudiziari pur avendo agito negli stretti paletti della legittima difesa...
Nel testo sono esaminate alcune fattispecie concrete, corredate di consigli pratici (finalmente!) su come agire per non incappare in seguito in giudici troppo schierati dalla parte del balordo (ahimè ce ne sono!). Troverete anche consigli sull'acquisto dell'arma corta o lunga, analisi dei calibri più efficaci (senza cadere nella mitologia, per fortuna nostra!), e degli accessori.
Il lettore deve apprezzare soprattutto un aspetto: prima di tutto viene la sicurezza per sé, per i propri cari, e per tutti quelli che ci stanno intorno, colpevoli solo di trovarsi li. Sicurezza con la S maiuscola che deve quindi regolare sia il porto dell'arma quando la impugnamo ma anche quando è conservata in casa o in una fondina addosso a noi. La Sicurezza deve regolare la scelta degli accessori, evitando quelli che possono favorire un ferimento accidentale (come le fondine ascellari, dove si punta l'arma contro il proprio corpo durante l'estrazione). Il libro, che ho letto d'un fiato in una notte, conclude con note sull'addestramento e importanti note legali sul concetto di legittima difesa.

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